Le “MOLARE” di Castello di Cisterna
L’ARTE DELLA LAVORAZIONE DELLA PIETRA A CASTELLO DI
CISTERNA
La lavorazione della pietra nel nostro paese è stata per diversi anni una
delle principali fonti di reddito per la popolazione, assieme alla produzione vinicola.
Gli studi condotti recentemente dai ricercatori dell’Istituto di Mineralogia dell’Università
di Napoli, hanno accertato la presenza di “pietra lavica basale” del Somma sul “tufo grigio
campano", derivante dall’attività vulcanica dei Campi Flegrei e risalente a circa 30.000 anni fa.
Ciò porterebbe a dedurre che l’area comunale e stata interessata dalle primordiali colate laviche
del “ vecchio” monte Somma, in principio un vulcano attivo fino a 17.000 anni fa.
La pietra lavica basale è una roccia effusiva, cioè originata dal consolidamento esterno del
magma, e si estende per uno spessore medio di circa 10 metri fino ad attestarsi ad alcuni metri
dalla superficie.
La ragione dello sviluppo del lavoro dello scalpellino nel nostro paese va appunto ricercata
nella facilità di reperimento della pietra. Ciò che contraddistingue il territorio locale da quello
dei paesi limitrofi, è la particolare conformazione geologica del proprio sottosuolo associata ad
un caratteristico e favorevole assetto topografico. Se infatti percorriamo l’area comunale in
direzione Nord - Sud, muovendoci dalla via Madonna delle Grazie verso la via Nazionale delle
Puglie, possiamo notare che, dopo un breve tratto pianeggiante , bisogna attraversare un ampio
pendio, una zona acclive, che si estende fino alla chiesa parrocchiale, per poi riprendere
successivamente un cammino pianeggiante. Il terreno acclive e denominato “Pendino” , nome riferito
alla forte inclinazione della sua superficie. La sua forma ricorda quella del fronte di una colata
lavica primordiale ed alcuni affioramenti naturali sembrerebbero confermare questa ipotesi.
Le cave per l’estrazione della pietra, oggi dismesse, hanno rappresentato in passato una
discreta fonte produttiva e di tradizione lavorativa, favorendo i molti scalpellini locali nella
richiesta di maestranze specializzate da parte dei comuni della nostra provincia.
Non a caso il termine “mulara” deriva dal verbo molare, cioè tagliare e lucidare la pietra
con utensili abrasivi, in riferimento appunto all’attività di estrazione e di lavorazione che gli
scalpellini svolgevano nelle cave.
Una delle prime mulare, denominata la “molarella” era collocata in via Nazionale dove sorge
l'attuale chiesa parrocchiale, e di cui ne sono chiara testimonianza gli speroni di roccia che
emergono dalle pareti della cripta.
Una piccola cava si trovava nella zona bassa del paese, nelle adiacenze del Pendino, una
terza era invece collocata all’incrocio di via Nazionale con via Madonna Stella, zona ancora oggi
detta “’ncoppa ‘a mulara”. Una cava,denominata “’à mulara ‘e miezo”, si trovava anche ai confini
con Brusciano, nella zona dell’attuale linea della Circumvesuviana.
Le notizie storiche dei personaggi impegnati nella lavorazione artigianale della pietra sono,
purtroppo, scarsamente documentate e le poche informazioni raccolte provengono soprattutto da
frammentarie testimonianze di persone che hanno svolto tale attività o che li hanno frequentati.
Le memorie e le tracce più tangibili di tale attività sono legate senza dubbio alla famiglia
Testa, esempio di amore generazionale verso l’arte della lavorazione della pietra, ed in
particolare al capostipite, Tommaso Testa, forse l’unico artista locale del passato di cui si
possiedono tracce documentate dei lavori eseguiti. A lui si devono le modanature sovrapposte alle
basi della facciata della chiesa, realizzati nel 1934, l’edicola di S. Nicola in via Nazionale,
scolpita nel 1937, di proprietà della famiglia Di Maio e quella lungo la stessa strada di proprietà
della famiglia di Monda.
Le opere dei Testa, però, non sono l’unica testimonianza artistica presente a Castello di
Cisterna, altri personaggi minori, hanno contribuito infatti in maniera diversa ad affermare la
manodopera cisternese in tutta la provincia.
Attualmente l’unico artista presente sul territorio locale, è Luigi Minichino, che è anche l’u
nica persona che ha raccolto la sfida di continuare la secolare tradizione della lavorazione
artigianale della pietra a Castello di Cisterna.
Bibliografia:
v Istituto di geologia applicata – “Appunti di geologia dell’Appennino meridionale “
v Abate Raffaele Napoletano –“ Notizie storiche di Castello di Cisterna”
Ed. Postuma 1960
v Crescenzo Aliberti – “Castello di Cisterna. Tracce di storia locale”
Ed. Graphosprint 1994